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L’EUROPA, LA SALUTE E...NUOVI POSTI DI LAVORO

Più salute per la crescita

27 dicembre 2012 di Maurizio Lecci

L’EUROPA, LA SALUTE E...NUOVI POSTI DI LAVORO

Garantire che la salute umana sia protetta in tutte le politiche, favorire la collaborazione tra i paesi membri per migliorare la sanità pubblica, prevenire le malattie ed eliminare le fonti di pericolo per la salute fisica e mentale. Questi sono alcuni importanti obiettivi contenuti nel trattato che istituisce l’Unione Europea e che vengono conseguiti attraverso il Programma per la Salute.

Il 9 novembre 2011 la Commissione europea ha adottato una proposta legislativa Salute per la crescita (2014-2020) la cui finalità è aiutare i paesi dell'UE ad affrontare le sfide economiche e demografiche cui devono far fronte i loro sistemi sanitari, permettendo alla popolazione di vivere più a lungo e in buona salute.

La crisi finanziaria del “vecchio continente”, ha ulteriormente messo in evidenza l'esigenza di migliorare il rapporto costo/efficacia del sistema sanitario e gli Stati membri (…mi auguro anche l’Italia) sono sotto pressione per trovare il giusto equilibrio fra la possibilità di garantire da una parte ai cittadini l’accesso a cure sanitarie di qualità elevata e dall’altra il rispetto dei vincoli di bilancio.

È ormai chiaro che la salute non è solo un valore in sé, ma anche un importante fattore di crescita economica, basti pensare che a livello dell'UE, il settore sanitario è uno dei più imponenti, rappresenta circa il 10% del prodotto interno lordo, occupa 1 lavoratore su 10, e inoltre, visto il progressivo invecchiamento della popolazione e l'aumento della domanda di assistenza, il settore sanitario dispone di un notevole potenziale per la creazione di nuovi posti di lavoro.

Obiettivo chiave a tal fine, definito dal programma “salute per la crescita” è una sempre maggiore innovazione tecnologica nell'assistenza sanitaria, in quanto l'innovazione in materia di sanità, ha in sé il potenziale per ridurre i costi dell'assistenza sanitaria e migliorare la qualità delle cure prestate.

Il programma intende incoraggiare gli Stati membri al trasferimento di importanti risorse del settore (...in Italia basterebbe trasferirci le risorse sprecate dai costi gonfiati nelle forniture ospedaliere) verso i prodotti e i servizi più innovativi e di valore, che permettano al tempo stesso di usufruire del miglior potenziale di mercato, di avere il massimo gradimento degli utenti e di risparmiare sui costi nel lungo periodo.

L’innovazione tecnologia e quindi l’adozione di iniziative di innovazione tecnico-professionale e organizzativa, come emerge da uno schema d’intesa del dicembre 2012 all’esame della Conferenza Stato Regioni, è uno degli 8 requisiti essenziali per l’accreditamento in futuro delle strutture sanitarie pubbliche e private ovvero strutture meritevoli o meno di far parte dei servizi sanitari regionali.

Il successo nell'attuazione di tali soluzioni deriverà, a mio giudizio, dal coinvolgimento reale degli utenti/cittadini nell'innovazione tecnologica del nostro Servizio Sanitario, che sia Nazionale o Regionale, sul sito dell’AGENAS ad esempio, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali è possibile scaricare un modulo di segnalazione di nuove tecnologie emergenti. Per evitare che queste iniziative non rimangano orfane è necessaria l’istituzione di una tavolo tecnico in ciascuna Regione e che coinvolga i maggiori esperti nel settore, presenti nella società civile e scientifica, che sia rappresentativo dell’industria, degli operatori sanitari, dei servizi di finanziamento, evitando altresì duplicazioni nel lavoro delle agenzie nazionali e definendo successivamente, in Conferenza Stato Regioni, orientamenti chiari ed iniziative comuni. I tavoli saranno quindi iniziative democratiche che nascono dai territori e di altissimo impact factor che dovranno valutare le tecnologie sanitarie diagnostico-terapeutiche (attrezzature mediche, farmaci) ma anche procedurali (metodi di prevenzione, diagnosi, terapia, riabilitazione) ed organizzative più innovative, incentrate sul paziente e da trasferire nelle ASL , per innovarle e cambiarle davvero.

Maurizio Lecci
Cantro studi Sanità e Sociale

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