10 ottobre 2012 di Francesca Carpentieri
In Italia persino la cosa che dovrebbe essere la più logica, semplice e scontata, riesce a diventare difficile.
A che cosa mi riferisco? All’approvazione della legge anticorruzione che giace ancora bloccata in Parlamento (al Senato con nuovi emendamenti proposti).
I cittadini più attenti sono a diverso titolo perplessi indignati e con svariate forme, da ultimo anche con una petizione on-line sul sito de “La Repubblica”, fanno appello affinché venga approvata subito.
Non solo perché sottrae circa 60 miliardi annui all’economia legale, ma soprattutto perché toglie fondi per l’assistenza sanitaria, asili, sussidi ed altri utili investimenti e crea invece oscene e scandalose ricchezze a vantaggio di politici e funzionari pubblici che – secondo l’art. 54 della Costituzione – dovrebbero invece operare a servizio della collettività “con disciplina ed onore”.
Non si può più perdere altro tempo.
La Convenzione Penale sulla Corruzione di Strasburgo è del 1999 e l’Italia è l’unico Paese europeo a non averla ancora sottoscritta.
Nel frattempo il malaffare è dilagato arrivando a inquinare le Istituzioni, dai piccoli Comuni alle grandi Regioni e orami si parla di una “lobby dei corrotti” che condiziona il Parlamento.
L’Italia, poi, è notevolmente al di sotto degli standard europei e di civiltà in materia di misure e norme contro la corruzione, rispetto ad altri Paesi dell’Unione Europea (Francia e Germania, ad esempio).
Ecco perché è assolutamente urgente ed inderogabile vincere l’inerzia di cui parlano Monti e Napolitano e compiere un primo ma importante passo verso il recupero di una credibilità, di una moralità e di una trasparenza.
Come ha detto anche il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri: "L'Italia è in grado di ritrovare sobrietà e rettitudine, di ritrovare le antiche regole di un popolo sano, tra le quali, quella fondamentale della incandidabilità alla carica di membro del Parlamento europeo, di deputato e di senatore della Repubblica, alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, nonché ad altri incarichi presidente del Consiglio, ministro o sottosegretario, di presidente e di componente dei consigli e delle giunte delle unioni di comuni, di consigliere di amministrazione e di presidente delle aziende speciali, le cariche di presidente e di componente del consiglio di amministrazione dei consorzi) per i condannati con sentenza definitiva per gravi reati". Approvare subito la legge anticorruzione è un atto dovuto, un atto di responsabilità vero contro gli scandali della corruzione, contro le candidature dei politici condannati, contro la disonestà ormai diffusa.
Un primo, incisivo, segnale che non solo si può cambiare davvero, ma che si deve cambiare davvero.
Francesca Carpentieri
Centro studi Riforme