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NON RASSEGNARSI MA CAMBIARE DAVVERO

Piccoli pensieri costruttivi sotto l'ombrellone

12 settembre 2012 di Massimo Porega

NON RASSEGNARSI MA CAMBIARE DAVVERO

In questi giorni di vacanza, chiacchierando sotto l'ombrellone con i soliti amici e conoscenti ho notato -a prescindere da età e professione- almeno tre comuni denominatori nelle varie conversazioni: -

1) Maggiore consapevolezza della complessa situazione economica del Paese che la scorsa estate in molti non avevano ancora colto, almeno nella reale gravità, complici le fuorvianti informazioni fornite dal Governo;
2) Grande preoccupazione, derivante appunto dalla consapevolezza di trovarsi in mezzo ad un mare in tempesta a bordo di una ''nave'' non più sicura a causa delle mancate ''manutenzioni ed innovazioni'' da parte di una classe politica e dirigente a dir poco inadeguata;
3) Senso di rassegnazione nel dover subire passivamente questa situazione, senza poter fare nulla per cambiare le cose ed immaginando, in molti casi, come unica alternativa per il proprio futuro e quello dei propri figli, lasciare il paese per cercare ''fortuna'' all'estero.

La ricorrenza di quest'ultimo aspetto, mi ha molto preoccupato poiché, mentre ritengo che consapevolezza e preoccupazione possano essere dei potenziali punti di partenza per animare una sana reazione per cambiare davvero, la rassegnazione, a mio parere, rappresenta uno stato d’animo pericoloso dal quale si deve uscire velocemente per poter agire e migliorare la situazione del nostro Paese.

Ci si può rassegnare solo di fronte a qualcosa di realmente immutabile ed incontrovertibile e non credo sia il caso dell'Italia.
Parimenti ipotizzare come unica possibilità il trasferirsi in un altro Paese, può esser giustificato solo quando il proprio -per ragioni diverse- non conceda neanche una chance. Anche questo credo non sia il caso dell'Italia.

Intendiamoci, cogliere opportunità in un'altra Nazione, ampliando la propria visione e conoscenza all'estero, non può che esser positivo in un mondo globale come quello che viviamo; ma un conto e' la libera scelta personale, un altro è la strada obbligata perchè senza altra via d'uscita.

La nostra ''nave'', nonostante le mancate ''manutenzioni ed innovazioni'' che una classe politica e dirigente normale avrebbe dovuto garantire nelle passate stagioni, è comunque oggi l'ottava economia mondiale ed ha ancora enormi potenzialità inespresse e risorse inutilizzate.

Basti pensare all’unicità delle nostre ricchezze storiche ed artistiche che potrebbero essere il giacimento inesauribile sul quale costruire un nuovo modello di sviluppo del turismo che valorizzi anche le enormi bellezze naturali e le tradizioni enogastronomiche.

Considerando proprio l’unicità dei “mezzi” a disposizione in questo campo, non credo sarebbe difficile battere agevolmente la concorrenza di altri Paesi, contrariamente invece a quanto avviene quando insistiamo a competere su altri settori dove per motivazioni diverse è evidente la nostra debolezza.

Rassegnarsi e quindi non agire-reagire per cambiare davvero vorrebbe dire non cogliere, ad esempio queste opportunità ed accettare di continuare a farsi guidare da una classe politica e dirigente che in questi anni si e' preoccupata solamente di garantirsi una rielezione o una nuova poltrona attraverso scelte clientelari, prive spesso di ogni strategia.

Fatico ad esempio a considerare illuminata una classe politica e dirigente che nel 2012 crede veramente che l’unica soluzione occupazionale per Termini Imerese sia ancora quella di costruire auto sulle coste Siciliane, senza individuare altre opportunità a dir poco lampanti e senza tener conto dello scenario globale drammatico del settore automobilistico.

Così come non riesco ad intuire la lungimiranza nell’autorizzare delle trivellazioni a largo delle isole Tremiti alla ricerca di giacimenti petroliferi che difficilmente risolveranno il problema energetico del Paese ma che sicuramente deturperanno in modo irrimediabile un paesaggio spettacolare che potrebbe invece esser ulteriormente valorizzato e generare ricchezza.

Quindi lasciamo da parte la rassegnazione e grazie alla maggiore consapevolezza e preoccupazione per la situazione che stiamo vivendo, troviamo le energie per cambiare davvero ed esprimere una nuova classe politica e dirigente che con onestà, capacità e coraggio sappia sfruttare al meglio le tante risorse del Paese attraverso scelte innovative basate su una programmazione che non sia mordi e fuggi ma di medio e lungo termine.

Massimo Porega

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