23 agosto 2012 di Paola Petri
Il giorno successivo ad una partita di calcio finita male, siamo tutti esperti allenatori; e allora giù a sentenziare che non aveva senso fare quella sostituzione, adottare quello schema, che era chiaro anche a un bambino che sarebbe stato meglio .....
Alla stessa stregua, quando un governante prende una decisione, magari anche impopolare, è facile per noi dire che è un inetto, protestare (sempre senza troppo sforzo, ci viene più facile fare dei commenti volanti al bar o al supermercato piuttosto che organizzare una vera protesta), insomma lamentarsi. Ma attenzione: demolire è più facile che ricostruire!
Credo che sia arrivato il momento di prenderci un po' più sul serio, cominciando ad usare il nostro spirito critico in una chiave diversa, per contribuire a migliorare. Basta lanciare il sasso e ritirare la mano. Se qualcosa non ci piace, non solo è giusto criticarla, ma doveroso, a patto, però, che la critica non sia sterile ma accompagnata da un'alternativa, da una proposta, da un ragionamento che saremmo in grado di fare più spesso di quanto non crediamo.
Siamo un popolo di Santi, poeti, navigatori e -aggiungerei io- di simpatici e ingegnosi, viviamo in un Paese con mille chance: dovremmo essere migliori sponsor di noi stessi e smetterla di buttarci fango addosso, credere maggiormente nelle nostre possibilità e ricordarci che collaborare con gli altri è un'arma vincente.
Questa è una regola che funziona tanto nei rapporti personali -se fossimo soli a portare il peso di tutte le responsabilità quotidiane ne rimarremmo irrimediabilmente schiacciati-quanto nei rapporti economici; pensare che un'altra azienda che opera nel nostro stesso settore rappresenti solo la concorrenza è fortemente limitativo. Ci sono esempi, in questi tempi di crisi, che ci dimostrano come l'unione tra piccoli imprenditori abbia rappresentato, in alcuni casi, l'unica ancora di salvezza.
Il mio è un invito a volare alti, a tentare, a lanciarsi, magari non sempre avremo successo ma dopo essere caduti potremo dire di averci provato e, chissà, potremmo scoprire che è valsa la pena avere avuto coraggio. D'altra parte se alcuni prima di noi non avessero fatto delle scommesse apparentemente azzardate o non si fossero battuti per le proprie idee, spesso a costo della vita, noi oggi non staremmo qui a discuterne.
Sono di natura un'ottimista e mi piace pensare che possiamo fare molto per il nostro Paese, che lo si possa migliorare insieme, che per riuscire ad avere il proprio meritato spazio non lo si debba per forza abbandonare per realizzarsi altrove.
Io non amo particolarmente i tatuaggi ma se mai dovessi decidere di farmene uno farei scrivere "Io amo l'Italia" per tenerlo a mente sempre, per trattenere quella tentazione di critica sterile a cui facevo riferimento, per suscitare negli altri lo stesso sentimento e come memo per impegnarmi, nel mio piccolo, a migliorare le cose, come viene spontaneo fare nei confronti della persona che ami.
Paola Petri
Centro studi Riforme di Cambiare Davvero