19 agosto 2012 di Salvatore Aprile
L'ultima novità sulle fantasiose truffe made in Italy è quella di 418 finti poveri italiani, ma in realtà residenti all'estero, a cui si aggiungono altre 3.400 persone, appena scoperte a percepire l'assegno sociale di povertà anche se in possesso sia di redditi sia di beni.
Poi ci sono i “grandi classici”: l'allenatore di una squadra di dilettanti, non vedente totale per la Asl ma in grado di tirare fendenti angolati e di scrivere sms; il bidello "infortunato cronico" che durante l'orario scolastico va per i boschi con i suoi cani alla ricerca di pregiati porcini; i percettori di pensioni intestate a persone defunte da anni; per non parlare della “madre” di tutte le truffe, quella dei falsi ciechi, come ad esempio il caso della non vedente di Campobasso (si dichiarava tale dal 1964), in grado persino di selezionare la frutta migliore al mercato, e che in tal modo ha sottratto allo Stato e ai suoi cittadini onesti oltre un milione di euro.
In questo l’Italia è unita.
In provincia di Belluno, ad esempio, 10 finti poveri hanno dichiarato redditi inferiori anche per godere di alloggi di edilizia residenziale pubblica, buoni libro e borse di studio per i figli. In provincia di Brindisi, 108 falsi braccianti agricoli hanno percepito senza averne diritto indennità di disoccupazione, di maternità e di malattia (Fonte: Marco Mobili - Il Sole 24 Ore, 8 agosto 2012).
Negli ultimi tre mesi sono stati scoperti 12.000 truffatori, 70.000 nel biennio 2010-2011, 16 miliardi l’anno il costo sociale che paghiamo tutti noi: è ora di cambiare davvero.
Il cambiamento va sicuramente accompagnato da una stretta sui controlli, sia preventivi che successivi, da regole più stringenti e uniformi, da sanzioni più severe per truffatori e loro complici, dal rafforzamento delle forze in campo a ciò preposte e, soprattutto, da un incisivo allungamento della prescrizione per tali reati, che oggi impedisce alla Giustizia di arrivare ad una condanna nella quasi totalità dei casi.
Il cambiamento, però, ha bisogno di trovare terreno fertile anche in un rinnovamento culturale che parta da ciascuno di noi, dall’interno delle nostre coscienze. Da noi medici, allorquando veniamo chiamati ad attestare patologie che non ci sono; da noi funzionari pubblici, ricordandoci che siamo servitori dello Stato; da noi politici, ove la politica è perseguire l’interesse generale; da noi pubblici ufficiali, per cui solo le regole devono essere la via maestra; da noi cittadini, infine, che non dobbiamo voltare lo sguardo altrove.
Queste truffe, infatti, non danneggiano qualcuno lontano da noi, non riguardano solo dinamiche organizzative di un ente statale. Finiscono invece per toccarci da vicino ogniqualvolta saremo noi (o i nostri cari) a trovarci nella necessità di chiedere un sussidio o un prestazione previdenziale per un bisogno che esiste davvero, e magari vedremo respinta la nostra domanda per carenza di fondi, oppure accolta con estremo ritardo, ovvero ancora di un ammontare esiguo e risibile solo perché ai fondi stanziati accedono anche coloro che non dovrebbero.
Non dimentichiamo, poi, che il rovescio di queste truffe è che dietro ad esse spesso si nasconde un substrato mafioso/malavitoso che “opera” per far ottenere illecitamente sussidi a chi non ne ha diritto, crea “consenso” a spese dello Stato e sottrae ad esso cospicue somme a danno di chi ne ha davvero bisogno, e finisce per gravare su tutti noi.
Un profondo cambiamento culturale accompagnato da una concreta azione riformatrice, invece, oltre a riequilibrare il prelievo fiscale e contributivo, genera solo processi virtuosi perché alimenta la cultura della legalità, accresce la fiducia nello Stato e nei suoi governanti perché si traduce in equità, e ci fa imparare dai comportamenti giusti, gli unici che devono essere riconosciuti a livello sociale.
Cambiare davvero si può, e “conviene” a tutti.
Salvatore Aprile
Presidente di Cambiare Davvero